Sono totalmente privo di voce, spero riusciate a leggermi bene comunque.
Roma, pressappoco le cinque e mezza di stamattina. Come da rito, sono sotto la pioggia verso Termini. Mi incrocia un ragazzo americano che cerca Torino Street, quindi gli dico di seguirmi. Mi dice di essere ubriaco, stanco e perso, e che la sua mappa è in geroglifico, stando ai miei criteri traduttivi. Aggiunge che la sua ragazza è italiana. Mi spiace, gli faccio. Mi racconta che lei lavorava a Washington DC, ma è tornata qui e ora dice Allah allah allah machimafattfa. La forchetta, immagino. Lo lascio alla Fontana delle Naiadi. Mi assicuro sia riuscito a vedere la via, lui la vede e s’incammina.
Poi, entusiasta del rientro imminente che ormai aveva abbandonato gli ormeggi della speranza, torna indietro per abbracciarmi. Io e lui, soli, abbracciati nella pioggia mentre il sole si prepara a far capolino, in quello che per me è sempre stato il luogo più bello di Roma, specie alle cinque di mattina, senza vetture che ci ronzino intorno. Il bacio comunque non scatta. Il mio treno parte tra meno di dieci minuti e ho ancora il biglietto da prendere, perciò ci lasciamo lì. Mi dice Grazie, in italiano. Io gli urlo Attento!, in italiano. Ringraziandomi e attraversando voltato verso di me rischia la morte sotto un taxi. Prende una bestemmia, ride e se ne va.