C’è un sistema di classificazione d’anzianità che scoprii ad uno di quei pranzi familiari col tavolo lunghissimo e i gomiti vicini a quelli degli altri, quando avevo ancora una decina d’anni. Credo lo si possa scoprire solo a quell’età; oltre entri a far parte dei soggetti studiati e viene a mancare l’obiettività. Già infatti ora direi che non mi riconosco in nessuna categoria, che sono alternativo e cose così. Il me di dieci anni mi direbbe «certo certo come no».
Ognuna delle cavie, infatti, corrispondeva ad un diverso profilo comportamentale che ne delineava l’età psichica. Lo intuii dal semplice fatto che l’età psichica corrispondeva sempre a quella anagrafica, nonostante ognuno di noi tenda a dire d’essere rimasto giovane dentro (che non si riconosce in nessuna categoria, che è alternativo e cose così). Ma che dovremmo dire? Anche volendo scegliere, potremo nascondere d’invecchiare fuori? E perciò la mia teoria era facilmente verificabile, ad ogni pranzo o cena dai gomiti attaccati.
Esperimento è una parola d’origine latina, vuol dire passare attraverso. Nel mio caso si passava attraverso i notiziari. Quei bei telegiornali all’ora di pranzo che i bambini generalmente odiano e, nel mio caso, dovendo rimanere in silenzio, prestavano attenzione ai commensali. Ma andiamo ora a scoprire quali erano, queste categorie, direbbe Alberto Angela uscendo dallo schermo da sinistra e rientrando subito dopo da destra avendo così percorso un inquantificabile spazio-tempo.
LO STATISTA
Generalmente dai 20 ai 35. L’intellettuale che intraprende discussioni sui perché e i percome. Valuta spesso non corretta l’esposizione del giornalista ma la giustifica per via di altri (poracci) che hanno bisogno di un’interpretazione dei fatti più elementare. Si dividono in statisti dietrologi e statisti complottisti. Per i primi è colpa della società se i servizi del tg son troppo scadenti o troppo spostati su gossip e robaccia, i secondi danno la colpa al gossip e ai servizi scadenti se la società è composta da ritardati. In ogni caso per loro siamo tutti ritardati, se appunto non siamo loro.
LO SCISSIONISTA
30-50. L’inadeguato. Non ha pace finché non ha torto sia giornalista sia qualsiasi altro espositore di qualsiasi altra tesi. L’apparente ragione del suo finto disagio è mostrare le sue doti analitiche e una cultura che, soggetta ad autovalutazione, è risultata formidabile. Fa quindi uso di termini ricercati. Non ne conosce molti e usa sempre gli stessi aspettandosi ogni volta di sorprendere i restanti commensali. Punta di solito sugli anziani, che sono intenti a pensare al cibo e disposti a premiare ogni opinione pur di essere lasciati alle portate.
IL RASSEGNATO
45-60. Un critico per inerzia. Ha perso completamente fiducia nel sistema e per lui non vale neanche più star tanto a ragionare, ma neanche è indifferente, quindi fa uscite preconfezionate, dicendo cose del tipo: «È meglio lasciar perdere e pensare a mangiare!», quando è il primo a non farlo, ma non avendo interventi migliori generalmente fa sfoggio di questo. Celebri anche: «Andrebbero messi tutti in galera!», «A questi gli pago lo stipendio!». Non pensa più che sia l’informazione la soluzione. Forse non lo è neppure il suo borbottare, ma almeno così si sfoga, e per assurdo è il più ragionevole: quantomeno non pensa che tutti gli altri partecipanti siano degli imbecilli. O, se lo pensa, non gli importa.
IL CREATIVO
55 e oltre. L’artista. Ad ogni servizio giornalistico non aspetta neanche di leggere il titolo. Si basa semplicemente sulle prime immagini. Servizio sulla mucca pazza che inquadra carni in macelleria? Occasione per parlare delle carni che più gli piacciono. Servizio sulla politica? Occasione per ricordare i propri tempi, quando la politica era seria. Sintesi di partite di calcio? I mondiali dell’82. Immagini di guerra? La guerra vera è un’altra cosa!
Generalmente parlano con tutti e sono cordiali: hanno voglia d’insegnare, ma per quanto possano farlo non pensano che tempi, tradizioni e abilità di una volta possano realmente ripetersi con successo perché tutto sommato siamo degli incapaci. Quindi non sperate che i loro sorrisi nei vostri riguardi siano di fiducia. Si chiama pena.
L’INDIFFERENTE
La categoria degli under categoria. Odiano i tg a prescindere dai reali contenuti. Non gli prestano attenzione poiché non s’è ben capito come mai, in questo miscuglio di urla e dibattiti, sono gli unici a dover osservare un ossequioso silenzio, altrimenti non si sente la notizia.