Stamattina, rientrando, trovo nel mio portone un ragazzo che ha più o meno la mia età. È intento a tagliare a strisce un enorme lenzuolo di plastica pieno di buchi. Provando ad evitare le mille strisce sparse a terra salterellando tra loro e, ovviamente prendendole tutte in pieno, gli faccio «Ciao!». Lui mi guarda con aria scocciata e mi fa «Buongiorno», come a dire “se proprio”.
Mi sembra perciò opportuno fingere interesse. «Che devi fare?», chiedo. Mi spiega che si deve pittare tutto l’esterno del mio palazzo di giallo, lasciando marrò le strisce tra un piano e l’altro spesse una ventina di centimetri, che quindi per non essere sporcate di pittura devono essere ricoperte dalla plastica e fissate al muro con la carta gommata. «Oddio ma quanto ci metti?», gli chiedo. «Eh!», mi risponde.
Gli dico di aspettarmi e di ripulire il portone. A due passi da casa mia c’è un alimentari, ci vado e torno con due paia di rotoli di pellicola per alimenti (che vi sconsiglio vivamente di usare per gli alimenti). I rotoli sono un po’ più alti di venti centimetri, perciò li taglio con un coltello, vado sull’impalcatura esterna e cammino lungo le pareti esterne stendendo la pellicola che, per via dell’energia elettrostatica creatasi nello srotolamento, e per via del vuoto d’aria che si crea poi tra questa e il muro, rimane già fissata.
Per sicurezza, e per rendere più preciso lo stacco, passo ai bordi uno strato di carta gommata sopra e sotto, senza però dover stare a reggere la plastica al muro finisco in un attimo. Essendo io fratello del proprietario, come a discolparsi di qualcosa, il ragazzo mi dice: «Stavo facendo come ho visto fare!».
Un giorno provo pur’io.