
Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice.
— Jean-Claude Izzo, Chourmo. Il cuore di Marsiglia
(Fonte: irinaquuuo, via malinconialeggera)

Non potremo mai più odiare chi abbiamo veduto dormire.
— Elias Canetti, La provincia dell’uomo, 1973
(Fonte: itstime2smile)
E così oggi ti dedico un pensiero. Piccolo piccolo. Impercettibile.
Potresti essere come me, cercare il perché di ogni cosa, stremata, fino a comprendere che non sempre c’è un perché a tutte le infinite domande che si affacciano alle finestre del tempo. E ogni tanto il dolore si trasforma in rabbia, e ogni tanto la rabbia si trasforma in dolore, e ogni tanto le parole perdono il loro significato originale per lasciare originale solo la nostra condizione del cuore.
E così oggi ti dedico un respiro, profondo e leggero, impalpabile.
Potresti essere come me, sentire la necessità di scrivermi nei momenti di estrema serenità, quando prendi il sole e una coccinella ti si posa sul braccio, sorridi e vorresti mostrarmela, appoggiarla lievemente sul rosmarino e bere il tuo sorso di birra ormai calda, e sentire il profumo del pesce in lontananza a condire una cena di attenzioni. Buone, finalmente. Per dimostrare che non è per necessità che vuoi assaggiare una vita ma per l’emozione di sapere che solo i morsi dell’amore levano la fame.
E così oggi ti dedico una canzone, lenta, sensuale, incalzante.
Potresti essere come me, mentre ti scopri a stonare con gusto le note esplosive della realtà, senza perdere mai di vista il bambino sulla spiaggia. Senza farlo piangere a causa di speranze sbagliate in cui riporre le mani e farsele mozzare da cruente verità. E con le migliori intenzioni insegnarmi a camminare su terreni sconosciuti, sapendo che anche al buio seguirei i tuoi passi, forse non senza paura ma vincendola ad ogni passo in più, impazzendo per l’intreccio dei tuoi piedi con la mia ombra, senza derive verso le false libertà.
E così oggi ti dedico un’emozione, viscerale, cosmica, dolceamara follia.
Potresti essere come me, mentre urli a squarciagola al tempo e metti a soqquadro i lamenti delle poesie perdute per ritrovarle sul palmo della mano, nelle linee della mia, dove il solletico che ti sfiora è la risata del destino che gira la testa e si arrende, consenziente a questo amore.
E così oggi ti dedico una notte. Libera, silenziosa, bellissima.
Potresti essere come me, mentre la tua anima spara vibrante fuochi d’artificio che non morranno dopo mezzanotte ma conterranno gli spasmi di sospiri di piacere tuoi, miei e delle stelle. E quando mi parli nel sogno non darmi ragione svegliandomi senza esserci, lì con uno sguardo innocente e allo stesso tempo terribilmente sensuale da riempirmi i bordi e i contorni della mente, per non farmi pensare a niente, a nient’altro se non che a svestire il pudore, a sudar liquido su lenzuola distese su un’estasi perfetta.
E così oggi ti dedico un mattino, fresco, avvolgente, puro.
Potresti essere come me, con lo sguardo nel colore di un caffè a fumare previsioni del giorno senza che importi niente alla mente di sapere se piove oppure no, e nella musica della radio la traccia nascosta di un paradiso terrestre normale, niente alberi proibiti su cui lanciarsi per fare uno sgarro all’entusiasmo della quotidianità, alla pace di un ritorno dopo l’altro, senza curve d’assenza, senza picchi e ripartenze e addii traditi a riconferma di atti mancati.
Ma tu non sei come me.
Ma io ti volevo lo stesso con me.
A dedicarti la mia vita.
A farmi dire: vorrei stare in un altro posto ma non so dove e non saprei con chi se non ci fossi tu.
A farmi dire di quelle finestre aperte appena dietro la mia ombra che focalizzano lo sguardo sui paesaggi delle anime, su quelle ricchezze naturali che ci portano alla gioia e non hanno niente a che vedere con quello che possiamo comprare, perché la gioia non è artificiale, è nello spendere se stessi per qualcuno e nel trovare il proprio demone negli occhi dell’altro, come talento sconfinato d’amore.
— Massimo Bisotti, La luna blu, Il percorso inverso dei sogni

Se il mondo ha ragione, se hanno ragione le musiche nei caffè, la gente americana che si contenta di così poco, vuol dire che ho torto io, che sono io il pazzo, il vero lupo della steppa, come mi chiamai più volte, l’animale sperduto in un mondo a lui estraneo e incomprensibile, che non trova più la patria, l’aria, il nutrimento.
— Herman Hesse, Il Lupo della Steppa
(Fonte: in-due-order, via labellabestia)

Tu vivi rinchiuso in una scatola trasparente, costruita dalle tue paure. Rompila e scoprirai di essere molto più di ciò che credi. Le pareti della scatola le ha partorite la tua mente e il loro nome comincia sempre per non. Non posso. Non ce la farò mai. Non dipende da me, la più estesa di tutte. Ma se guardi in alto, troverai la quarta, che si chiama non ci credere.
— M. Gramellini, L’ultima riga delle favole

La vita non è breve, la rendiamo noi breve, con la nostra incapacità di vedere lontano.
— Romano Battaglia, Il fiume della vita
(via stockolmsyndrome)

Un giorno d’estate la zia Jasmin l’aveva invitata nella famosa gelateria Bakdash nel suk al Hamidije. Le aveva detto tranquillamente, quasi per caso: «La vita in Arabia si muove da sempre tra due nemici inconciliabili – l’amore e la morte – e io ho scelto l’amore». La morte non fu d’accordo.
— Rafik Schami, Il lato oscuro dell’amore
(Fonte: mykindafairytalee)

Quella circulazion che sì concetta
pareva in te come lume reflesso,
da li occhi miei alquanto circunspetta,
dentro da sé, del suo colore stesso,
mi parve pinta de la nostra effige:
per che ‘l mio viso in lei tutto era messo.
Qual è ‘l geomètra che tutto s’affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond’elli indige,
tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l’imago al cerchio e come vi s’indova;
ma non eran da ciò le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne.
A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’amor che move il sole e l’altre stelle.

LIB(E)RI
Ho sempre considerato lo studio un percorso solitario. Non ho mai studiato insieme a qualcuno. Se che ci ho provato, ho fatto tutt’altro. Lo studio, la lettura, sono per me attività così intime che ancora la notte leggo di nascosto. Me ne sto sul divano nel salotto, sotto una coperta tirata via dal letto, a puntare la torcia del cellulare contro i libri. Come in un terzo grado, rimproverando loro di aver torto, altre volte dandogli fiducia. Alla fine ringrazio sempre. Specie i libri con cui non concordo, che sono quelli che mi inducono di più a ragionare per conto mio.
Tuttavia, se passaste per casa, non ne trovereste molti, di libri. Ne ho più o meno una cinquantina, sempre diversi di anno in anno. Ci sono delle persone, qui vicino, che conoscono l’italiano, e il loro sogno è venire in Italia. La nostra ᴛv e i suoi spot, dove anche i gatti mangiano in piattini dorati, inducono un po’ in tentazione. Non si parla di essere a favore o a sfavore dell’immigrazione. Queste persone, se vorranno venire, verranno. Se però c’è un modo per evitare che diventino criminali, forse è istruirli. O forse sono un sognatore, ma a me piace così.
Credo che non sarei in grado d’istruire nessuno, sia chiaro. Però posso sperare che s’istruiscano come me, o almeno come io ho provato e provo a farlo. Per questo ogni anno per quattro anni, partendo per il volontariato estivo, ho portato con me un vecchio borsone pieno di libri, che non faceva mai ritorno. Oggi, per questioni familiari, mi è difficile partire per volontariato. Tuttavia, almeno una settimana l’anno, vorrei partire per piacere. Per incontrare le persone che ho conosciuto durante il volontariato, e per conoscerne di nuove. Volontari e non. Per portare con me i miei, anzi, dei libri, e lasciarli a chi vorrà leggerli.
Stamattina presto il postino m’ha lasciato un pacco piuttosto pesante, da Siena. Un’amica che ho conosciuto durante il volontariato s’è laureata, e lascia la casa. Anche lei non potrà più partire e star via per mesi interi. La vita s’infoltisce di contrattempi, e poi va via senza una ragione. Per non perdere questa ragione - mi scrive, - t’invio questo pacco, e un bacio. So che saprai cosa farne, del pacco. Poi mi racconta un po’ di lei, e infine mi lascia con queste parole.
La felicità è reale solo se condivisa.
Lo so. Non è stata lei a scrivere questa frase, non con una penna almeno. Ma vi assicuro che l’ha scritta - e che continua a scriverla ogni giorno - semplicemente vivendo. Grazie!

Il carnefice sosteneva che non si poteva tagliar la testa dove mancava un corpo da cui staccarla; che non aveva mai avuto da fare con una cosa simile prima, e che non voleva cominciare a farne alla sua età. L’argomento del Re era il seguente: ogni essere che ha una testa può essere decapitato, e il carnefice non doveva dire sciocchezze. L’argomento della Regina era questo: se non si fosse eseguito immediatamente il suo ordine, avrebbe ordinato l’esecuzione di quanti la circondavano.
— Alice nel Paese delle Meraviglie
(Fonte: djevojka)